Musiche di Scena

"Le Metamorfosi di Nanni"
Favola musicale

In questo viaggio di Teatro musica e canzoni, il collante tra tutti gli artisti della compagnia,  è stata la regista Barbara Napolitano e il suo libro “le Metamorfosi di Nanni”.

Barbara Napolitano, è scrittrice, antropologa, regista.  Ha scritto diversi testi per la narrativa, i suoi romanzi più conosciuti sono “Allora sono Cretina” da cui l’omonimo spettacolo teatrale, e “Pazienti InGattiviti”, che racconta la psicosi della vita moderna.  Si occupa di Antropologia Visuale, pubblicando articoli e saggi nel merito, e lavorando sempre più spesso nell’ambito del filmato documentaristico. Diversi i testi pubblicati con argomento i mass media ed in special modo la televisione, dove negli ultimi anni ha perlopiù lavorato. Tra i suoi lavori filmati più conosciuti una serie di monografie su protagonisti del teatro contemporaneo, (tra i quali Vincenzo Salemme, Ottavia Piccolo, Isa Danieli, Luigi De Filippo) e un documentario su Renzo Arbore. 

Ha curato la regia del “Festival dei due Mondi a Spoleto”, in diretta streaming per Repubblica e Festival Italia, oltre che sulla piattaforma dello stesso Festival: protagonisti Emma Dante, Riccardo Muti, Isabella Ferrari, Beatrice Rana ed altri artisti di fama internazionale.  Per la narrativa pubblica nel 2003 per la casa Editrice Amaltea “Zaro. Avventure di un visionauta”, a cui seguono, con diversi editori, “Il mercante di favole su misura” (2007), “Allora sono cretina” (2013) e “Pazienti inGattiviti” (2016). Il libro “Produzione televisiva” (2014), invece è dedicato al mondo della TV. Scrive sui blog “iltempoelafotografia” ed “Il niminchialista cinematografico” dedicati alla multimedialità, ed ha una rubrica “l’ottica” che tratta il tema dello “sguardo” sul magazine ExpartibusTra le manifestazioni di cui è stata promotrice, diverse le iniziative dedicate alla vita e all’opera di PierPaolo Pasolini. Insegna Cinematografia e Regia Televisiva all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Le metamorfosi di Nanni”, edito da Guida, è la seconda commedia che mette in scena come autrice teatrale.

Le metamorfosi di Nanni” è un atto unico teatrale, scritto e diretto da Barbara Napolitano, che andrà in scena per la prima volta al Teatro Bellini il 28 ottobre 2020. Il testo  è  anche tradotto  in un libro, edito da Guida.

Il racconto mette di fronte realtà e surreale, la prima è rappresentata in scena da Lello  Arena che veste i panni dell’antieroe e cerca di difendere i principi e le regole del quotidiano. Il surreale invece si racconta attraverso  Giovanni Block, un moderno chansonnier che attraverso le sue favole ti rende la vita “peggio di quella che è”.

La strada che ha fatto “Le metamorfosi di Nanni” è lunga trent’anni. Sono nate prima le favole, scritte appunto trent’anni fa, storie che per il teatro sono composte in forma di canzone da Giovanni Block, e poi la vicenda del mercante di favole è cresciuta intorno a queste. Il linguaggio scelto per raccontare è andato via via volutamente semplificandosi, nella convinzione che un modo leggero di narrare potesse consentire di dire cose terribili. Tutta la storia, infatti, gioca sul doppio registro, leggero e tragico, per raccontare l’antropologia dell’uomo medio, le sue idiosincrasie, i suoi desideri, i suoi pregi, i suoi difetti. Si recano da Nanni una popolazione di individui irrisolti, che chiederanno di poter ottenere una vita migliore, diversa.  La ricerca di questa felicità è il tema nascosto della storia. La molla che spinge tutti ad agire, non solo i clienti di Nanni che gli si presentano in maniera esplicitamente infelice e chiedono direttamente a lui ed in modo assolutamente sincero, di avere una vita diversa, “migliore”, ma pure Simonetta, Ernesto, Tita, vogliono essere felici. Tutti i personaggi sono convinti di aver dentro di sé la ricetta della felicità. Tutti sanno esattamente cosa vogliono e mettono in campo strategie per raggiungere questo agognato status di “Homo Felix”. 

Peccato che la traduzione del desiderio in quotidiano, faccia sfumare immediatamente la bellezza intravista nella proiezione di quella felicità. La vicenda si avvale di un narratore, Massimo Andrei, che posto al centro della scena, quasi come un burattinaio, si diverte a descrivere situazioni e caratteri. I luoghi della storia sono quelli della pensione di zia Tita, interpretata da una travolgente Giorgia Trasselli, il cui registro comico si sposa bene con la parte “leggera” del testo. Tutti i clienti del cantastorie, che chiedono servizi adatti a cambiare direzione alla propria esistenza, sono impersonati da Adriano Falivene che si traveste da  Valeria/Franco – Individuo Irrisoluto; Gustavo – Agente delle tasse; Condannato – Omicida in fuga; Ivan Sciopéri – Sindacalista. Una avvenente Annarita Ferraro cercherà, nei panni di Simonetta, di far accasare il mercante di favole, ma tra una metamorfosi e l’altra pare che Nanni riuscirà a sfuggirle.  

Il libro “Le Metamorfosi di Nanni” viene pubblicato ad Ottobre 2020 da GUIDA EDITORE

Barbara Napolitano presenta il suo ultimo libro – pièce affidandosi alla suggestiva voce di Massimo Andrei

(Articolo di Lorenza Iuliano per Expartibus.it)

Giovedì 15 ottobre, ore 17:30, presso la casa editrice Guida, sita in via Bisignano n.11 a Napoli, si è tenuto un interessante incontro di alto valore culturale incentrato sull’ultima fatica letteraria dell’antropologa, scrittrice, docente e regista Barbara Napolitano, ‘Le Metamorfosi di Nanni’, edito da Guida, appunto, che raccoglie il testo dell’atto unico teatrale.
In presenza di pochi selezionatissimi ospiti,  la Cultura si è declinata nell’infinità dei suoi linguaggi, letterario, teatrale, musicale, visivo, per porre l’attenzione su uno dei punti cardine della vita umana: la ricerca della felicità nella disperata speranza, o speranzosa disperazione – fate voi! – che la brama umana si appaghi

La musica occuperà un posto tanto importante da assurgere a co-protagonista. A fungere da “narratore di movimenti” sarà Massimo Andrei, una sorta di burattinaio che tirerà le fila delle marionette sul palco e, proprio per questo, sarà in una posizione rialzata rispetto a loro, con il compito di anticipare agli spettatori cosa sta per accadere. Non indugia oltre Barbara, lascia spazio a Massimo, il quale si sofferma sulla scelta del titolo “metamorfosi”, elemento indispensabile in letteratura per raccontare un’evoluzione, quel viaggio che da 30 anni porta l’autrice ad esplorare se stessa e il mondo in una luce diversa e sul potere immaginifico delle parole. Infine, ci regala un’incantevole mise en espace leggendo, anzi, interpretando, con la maestria che solo i grandi sanno avere, le intense pagine del testo per renderle concrete e palpabili. Un delicatissimo sottofondo musicale, dono dell’ottimo Giovanni Block, accarezza dolcemente il reading. Applausi scroscianti per entrambi.

La Napolitano, a questo punto, approfondisce il concetto della cornice del Mercante che sfrutta il desiderio di migliorare e migliorarsi, soprattutto esteticamente, tematica onnipresente nel testo. Un racconto che, seppur partito decenni fa, è contemporaneo: la pericolosità di una serie di azioni in nome di un agognato perfezionamento fisico, di una preminenza dell’esteriorità sull’interiorità, della forma a scapito della sostanza. Il desiderio di piacere a se stessi che resta sempre inappagato, perché non appena si raggiunge lo spasimato risultato, invece di goderne appieno, si pensa immediatamente al successivo, fino a sprofondare in una desolante e perenne insoddisfazione, in un’infinita corsa sfibrante. È un libro, chiosa, che si consegna con sincerità, senza scendere a compromessi, restando leggero, pur nel trattare argomenti seri. E su tale argomento torna ad incidere Massimo, evidenziando come non tutti siano in grado di trattare il dolore con leggerezza, perché ha dei codici specifici che si rischia di non rispettare, mentre in quest’opera è la cifra stilistica. Un atto di coraggio quello di scrivere un libro di favole con le figure a corredo, a maggior ragione oggi, nell’era della comunicazione istantanea. Si è partiti secoli fa con la favola e, dopo legami stranianti e fasulli nell’epoca dei social, ad essa si torna. Questa è la leggerezza, queste sono le rivoluzioni! L’autrice riprende per pochi istanti la parola, giusto il tempo di ringraziare tutti, l’editore, Diego Guida, che ha sposato il progetto, e coloro che, a vario titolo, ne hanno preso parte. Nell’attesa di assistere allo spettacolo ‘Le Metamorfosi di Nanni’ il 28 ottobre, al Teatro Bellini, leggiamoci questa dolcissima e struggente favola!

Non una classica presentazione di un libro, né una tipica conferenza stampa per annunciare la messa in scena della  che, tra l’altro, inaugura la rassegna musicale BeQuiet nella meravigliosa sala partenopea. Ma qualcosa di più suggestivo ed avvolgente nella sua preziosa intimità che, al contempo, culmina in una miriade di emozioni condivise. Barbara, in veste di padrona di casa, funge anche da moderatrice. Dopo i ringraziamenti di rito, da abile comunicatrice, con tono frizzante e divertente, illustra il suo progetto. Un testo che vede la luce 30 anni fa, una favola intrisa di racconti diversi, perché mai, come oggi, abbiamo bisogno di evadere con la mente, tanto siamo affogati in una realtà così grave, un momento di condivisione e coesione per godere della bellezza in tutte le sue accezioni possibili.Nell’ostello di Zia Tita, di cui vestirà i panni Giorgia Trasselli, si intrecciano le storie di Nanni, un mercante di favole, Giovanni Block, e di Ernesto, il suo contraltare, agente di commercio pratico e concreto, Lello Arena. Attorno a loro ruoteranno una serie di personaggi diversi, ben caratterizzati, interpretati da Adriano Falivene e Annarita Ferraro 

Tocca di nuovo a Barbara. Stavolta è più incisiva e dettagliata nello spiegare la molla propulsiva che l’ha portata a redigere la favola. In una sorta di dormiveglia, toccandosi il viso, si è chiesta se la pelle, adagiata in altro modo potesse deformarlo, così come le cose mutare la realtà. Ed ecco che comincia a cambiare il volto del suo mondo e, in uno dei primissimi racconti che prendono corpo, si ispira a persone che fanno parte della sua quotidianità. Da lettrice “affamata” sin da bambina, in modo più o meno consapevole, prende in prestito citazioni e rimandi di letterati celebri e li rielabora in modo personalissimo. Nel rileggere il libro prima della pubblicazione ha scelto, volutamente, di non modificarlo, perché era importante che si notasse lo scorrere del tempo. Un teatro vicino alle persone, quello a cui punta, con un linguaggio semplice, diretto, ma non per questo meno incisivo. Ed ecco che il Mercante diviene un alter ego un po’ per tutti, per se stessa e per i personaggi delle storie, i quali, si recano da lui perché metta in atto la trasformazione a cui ambiscono tanto; è come una sorta di cornice che racchiude in sé tutti i personaggi che fanno parte del quadro. Quando circa 10 anni fa, Barbara incontra Giovanni, capisce di avere di fronte il suo protagonista in carne ed ossa, un artista libero, faticosamente dentro uno schema, se non addirittura fuori di esso. Averlo “costretto” ad entrare nel suo racconto, consegnandogli i testi in piena libertà, assecondando la sua natura, ha fatto sì che li facesse propri trasformandoli in musica. Il libro, conclude, le è servito per recuperare quella parte immaginata che, per esigenze drammaturgiche, non potrà essere in scena. Naturalmente, Block continua sulla sua scia, affermando come lei sia l’unica regista con cui riesce ad interagire in teatro, dato che, in genere, è abituato a gestire in modo “anarchico” lo spazio scenico, anche interrompendo una canzone se ha l’intuizione di una battuta fulminante. In questo lavoro ha prediletto una semplicità di arrangiamento, cercando il colore ambrato del circo, con una quantità minima degli strumenti, rendendo più fluidi e “filastroccanti” i complessi monologhi del testo. Quale miglior riprova delle sue parole, se non cimentarsi in una piacevole e coinvolgente esibizione, che porta, inevitabilmente, Barbara e Massimo a ripetere con lui parte del ritornello e noi ad accennare qualche movimento del corpo pur stando seduti a goderci lo spettacolo. Proprio nel tentativo di dar vita ad un teatro che sia il racconto di una sospensione, la nostra ci introduce Umberto RGK Bogard, che ha curato le tavole dei personaggi, le bellissime illustrazioni che arricchiscono le favole. Umberto, nell’evidenziare lo stretto legame che lo unisce a sua sorella Barbara, ci svela che, in realtà, leggendo quelle storie da 30 anni, si era sempre immaginato le loro possibili rappresentazioni grafiche come un’esplosione di colori, a volte anche contrastanti, così come ricchi di diverse sfumature appaiono gli eroi narrati. Pur in piena libertà, ha voluto che lei lo indirizzasse, per non tradire l’intenzione con la quale i personaggi erano stati creati.

Riccardo Piccirillo è il fotografo che ha seguito il lavoro. Suoi sono gli scatti in quarta di copertina del libro. 

"Nanni" diventa un atto unico e va in scena con la sua compagnia.

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“Le metamorfosi di Nanni” è un atto unico teatrale, scritto e diretto da Barbara Napolitano: il testo  è  anche tradotto  in un libro, edito da Guida. Il racconto mette di fronte realtà e surreale, la prima è rappresentata in scena da Lello  Arena che veste i panni dell’antieroe e cerca di difendere i principi e leregole del quotidiano. Il surreale invece si racconta attraverso  Giovanni Block, un moderno chansonnier che attraverso le sue favole ti rende la vita “peggio di quella che è”. La strada che ha fatto “Le metamorfosi di Nanni” è lunga trent’anni. Sono nate prima le favole, scritte appunto trent’anni fa, storie che per il teatro sono composte in forma di canzone da Giovanni Block, e poi la vicenda del mercante di favole è cresciuta intorno a queste. Il linguaggio scelto per raccontare è andato via via volutamente semplificandosi, nella convinzione che un modo leggero di narrare potesse consentire di dire cose terribili. Tutta la storia, infatti, gioca sul doppio registro, leggero e tragico, per raccontare l’antropologia dell’uomo medio, le sue idiosincrasie, i suoi desideri, i suoi pregi, i suoi difetti. Si recano da Nanni una popolazione di individui irrisolti, che chiederanno di poter ottenere una vita migliore, diversa.  La ricerca di questa felicità è il tema nascosto della storia. La molla che spinge tutti ad agire, non solo i clienti di Nanni che gli si presentano in maniera esplicitamente infelice e chiedono direttamente a lui ed in modo assolutamente sincero, di avere una vita diversa, “migliore”, ma pure gli abitanti della pensione, che con Nanni dividono il quotidiano, vogliono essere felici: Simonetta, Ernesto, Tita. Tutti sono convinti di aver dentro di sé la ricetta della felicità. Tutti sanno esattamente cosa vogliono e mettono in campo strategie per raggiungere questo agognato status di “Homo Felix”. Peccato che la traduzione del desiderio in quotidiano, faccia sfumare immediatamente la bellezza intravista nella proiezione di quella felicità. La vicenda si avvale di un narratore, Massimo Andreiche posto al centro della scena, quasi come un burattinaio, si diverte a descrivere situazioni e caratteri. I luoghi della storia sono quelli della pensione di zia Tita, interpretata da una travolgente Giorgia Trasselli, il cui registro comico si sposa bene con la parte “leggera” del testo. 

Tutti i clienti del cantastorie, che chiedono servizi adatti a cambiare direzione alla propria esistenza, sono impersonati da Adriano Falivene che si traveste da  Valeria/Franco – Individuo Irrisoluto; Gustavo – Agente delle tasse; Condannato – Omicida in fuga; Ivan Sciopéri – Sindacalista. 

Una avvenente Annarita Ferraro cercherà, nei panni di Simonetta, di far accasare il mercante di favole, ma tra una metamorfosi e l’altra pare che Nanni riuscirà a sfuggirle. Una band composta da Roberto  Trenca (chitarra) Eunice Petito (pianoforte) e Carmine Ioanna (fisarmonica), accompagnerà il racconto musicale, che si gioverà di ballerine e giocolieri, per le coreografie di Rosario Campese. Le luci sono di Sandro Carotenuto, i costumi di Antonella Mancuso, il management di Tecla Meloni. Prodotto dalla UPSIDE di Andrea De Rosa e Mario Pistolese.

Avremmo dovuto debuttare il 28 ottobre 2020 a Teatro Bellini, ma il governo ha chiuso tutti i teatri il 26 di Ottobre per il protrarsi dell’emergenza COVID19.  Non lasciandoci scoraggiare abbiamo presentato il progetto al CampaniaTeatroFestival che ci ha dato la possibilità quantomeno di andare in scena  e debuttare il 1 Luglio a Salerno presso il bellissimo e suggestivo Chiostro del Duomo. Nel corso dei mesi che intercorrono tra il debutto mancato e quello riuscito a Salerno Il tempo della Zona rossa ho approfittato per musicare ogni monologo del libro di Barbara trasformandolo in canzone.  Mentre nella versione che sarebbe andata in scena al Bellini erano presenti solo le canzoni relative alle favole, che avrei interpretato io, ho pensato, visto il tempo da impegnare, di scrivere canzoni per tutti i personaggi della favola.  Ed ecco che nasce “Cosa Cambiate” il brano che canta Lello Arena e che è un manifesto di tutti gli aspetti e le intenzioni del suo personaggio “Ernesto”, ed ecco anche “Meglio Zitella” o “Più o meno così” che sono le canzoni interpretate da Giorgia Trasselli e da Massimo Andrei.  Ogni personaggio ha la sua canzone, e anche in scena a teatro ogni personaggio ha il suo TEMA musicale, un pò come accade nel Pierino e il Lupo di Prokofiev. Tutto questo grosso lavoro di scrittura di musica e canzoni sono contenuti nell’album “Le metamorfosi di Nanni” che contiene la soundtrack dell’intero spettacolo.  Guest dell’album è il fisarmonicista di fama internazionale “Carmine Joanna”. 

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Questo lavoro discografico ha rappresentato per me il mettermi alla prova sotto molti punti di vista. Con “Le Metamorfosi di Nanni” non ero impegnato nel lavorare sulle mie canzoni e non ero impegnato nell’arrangiare canzoni di altri dunque già questo dato di fatto  è stato l’uscire dalla mia comfort zone artistica.  L’operazione richiesta è stata molto più complessa. Trasformare dei monologhi in canzoni ADATTE però agli interpreti. Mi spiego meglio. Nello scrivere le canzoni tratte dai monologhi non ho dovuto tener conto solo della mia vena creativa e del mio gusto personale. Ho dovuto tener conto di chi doveva interpretare nell’album quel brano e di conseguenza di chi doveva cantare da vivo durante la messa in scena. Tutta questa operazione è stata gestita online con videochiamate durante il secondo lock down in cui ho stabilito tonalità, estensione vocale e intonazione degli interpreti, così raccogliendo dati sono arrivato ad un buon risultato, che si manifesta principalmente nella comodità vocale ed interpretativa degli interpreti nel momento della registrazione che sono andati veloci e senza esitazioni.  (Sono infatti stat tutti bravissimi).