Colonne Sonore Originali
Tutte le cose che restano - Original SoundTrack
Al termine di un corso di video marketing, la studentessa Silvia inizia a Cinecittà uno stage nello Studio EL, fondato nel 1983 da Ettore Scola e dallo scenografo Luciano Ricceri. Negli spazi un tempo set di film come La famiglia, Il viaggio di Capitan Fracassa, Che strano chiamarsi Federico, Silvia viene guidata da uno dei tanti tecnici che lì lavorarono, Ezio Di Monte, oggi diventato la memoria vivente e il conservatore di un luogo sul punto di sparire. Tra interviste ai collaboratori di Scola e Ricceri, frammenti di film e backstage, situazioni rimesse in scena dal vivo, il cinema di Scola e le creazioni di Ricceri e dei suoi collaboratori tornano in vita, prima che lo Studio EL sia svuotato e i suoi oggetti raccolti in uno spazio museale.
Seguendo le parole e i racconti di Di Monte, la protagonista Silvia, e con lei lo spettatore, entrano in un mondo che svela la componente artigianale e insieme magica del cinema di un tempo. Cosa resta di un modo di creare e lavorare ormai perduto?
Nel film, i set di La famiglia e di Il viaggio di Capitan Fracassa rinascono dalle parole di chi vi prese parte (Andrea Occhipinti e Ricky Tognazzi per il primo, Massimo Wertmüller, Tosca D’Aquino, Giuseppe Cederna per il secondo, più naturalmente i racconti di Ezio Di Monte) e dalla riscoperta di oggetti di scena all’epoca costruiti con straordinaria precisione: una macchina giocattolo degli anni ’30, ad esempio, o un semplice pezzo di legno infilato in una porta (come racconta Sergio Castellitto in un frammento d’archivio dal documentario su Scola Un’intervista particolare), il magnifico carrozzone di una compagnia teatrale del Seicento o la scatola di un chimico addetto al controllo dell’inquinamento delle acque… Come dice Giuseppe Cederna, che di fronte alla camera recita un dialogo con Pulcinella-Massimo Troisi poi tagliato al montaggio, la caratteristica principale del cinema di quel tempo (un tempo nemmeno troppo lontano, appena tre decenni fa, anche se per chi l’ha vissuto significa una vita intera…) era l’attenzione ai dettagli.
Colpisce, del resto, di fronte all’imperare degli sfondi digitali del cinema contemporaneo, sentire Di Monte e altri tecnici dello Studio EL parlare di cura, attenzione, precisione e ancora di più vedere calchi, disegni, bozze, riproduzioni che sono il segno della genialità e insieme delle semplicità (come l’uso del tulle per gli effetti visivi) di un modo di lavorare. Dalla scenografia allo schermo, la materia si fa luce, illusione, e lascia meravigliati e insieme tristi – malinconicamente tristi – vedere uno studio trasformarsi in un bosco, come avveniva in quel gioiello da riscoprire che è Il viaggio di Capitan Fracassa.